Sì, avete letto bene. E no, non è un caso di
omonimia.
L'autore del libro del giorno è proprio
l'Ethan Hawke attore di Hollywood. Per chi non lo ricordasse o non avesse idea di chi sia, ha interpretato il ruolo del padre nel
recente (e molto bello) Boyhood nonchè, molto tempo fa, quello di uno degli allievi di
Robin Williams nello spendido L'attimo fuggente.
Il mio primo pensiero dopo aver visto il
libro, infatti, è stato di assicurarmi che fosse proprio lui. E così ho
scoperto che Mercoledì delle ceneri non è il primo ma il secondo romanzo di
Hawke, già autore di Amore giovane, dal quale è stato peraltro tratto un film
da lui diretto.
Subito dopo, però, ho ceduto alla curiosità e
ho fatto una cosa che non faccio mai: ho letto la quarta di copertina. Non che io abbia qualcosa contro le
copertine: sarebbe una follia, visto che metà dei libri che compro senza
saperne nulla vengono scelti sulla base dell'immagine in copertina (i poteri
del marketing) e dei giudizi di autorevoli critici appositamente piazzati in
bella vista.
Non è tutto questo che mi infastidisce. I
libri sono un prodotto e in quanto tale deve essere venduto, utilizzando ogni
strategia di marketing che si ritenga opportuna.
L'aspetto che scatena la mia ira funesta
(esagerazione retorica, ci tengo a sottolineare), invece, è la presenza in quarta
di copertina della sinossi della trama.
Mi rendo conto che si tratta di una posizione decisamente personale, ma prima di iniziare a leggere un libro io non voglio sapere "di cosa parla". Posso accettare un paio di accenni, utili a capire se il genere può interessarmi e se è il caso di procedere con l’acquisto, ma nulla di più.
La mia quarta di copertina ideale deve incuriosire ed interessare il lettore senza mai rivelare troppi dettagli.
Quando leggo, mi piace immergermi nella storia a poco a poco. Mi piace che sia l’autore ad accompagnarmi dove vuole, a mostrarmi i luoghi dove si svolgerà la vicenda e a presentarmi i protagonisti. Voglio entrare in quel mondo parallelo senza pregiudizi e senza aspettative.
Mi rendo conto che si tratta di una posizione decisamente personale, ma prima di iniziare a leggere un libro io non voglio sapere "di cosa parla". Posso accettare un paio di accenni, utili a capire se il genere può interessarmi e se è il caso di procedere con l’acquisto, ma nulla di più.
La mia quarta di copertina ideale deve incuriosire ed interessare il lettore senza mai rivelare troppi dettagli.
Quando leggo, mi piace immergermi nella storia a poco a poco. Mi piace che sia l’autore ad accompagnarmi dove vuole, a mostrarmi i luoghi dove si svolgerà la vicenda e a presentarmi i protagonisti. Voglio entrare in quel mondo parallelo senza pregiudizi e senza aspettative.
Se poi la sinossi, come purtroppo succede per
il libro di oggi, oltre a rivelare dettagli che preferirei scoprire da sola, lo
fa anche in modo del tutto superficiale e fuorviante, l’effetto finale è ancora
peggiore.
Ora, può benissimo darsi che io sia priva di
capacità di sintesi e astrazione, ma non mi sembra che queste due frasi rendano
giustizia ai personaggi né alla capacità di Ethan Hawke di dipingerli nelle
loro numerose e complesse sfumature. Quindi se iniziate questo libro azzerate
tutto quello che avete appena letto, e lasciate che sia lo scrittore a
presentarvi i suoi due protagonisti.
Perché forse non è poi un caso che i primi
due capitoli si intitolino “Ecco a voi James Heartsock” e “Ecco a voi Christy
Ann Walker”.
E il tentativo di semplificare le cose mi
infastidisce ancor di più perché se c’è una cosa che questo romanzo mostra con
grande forza e in modo estremamente vivido è proprio la profonda complessità di
ogni essere umano, e di conseguenza di ogni relazione umana.
Il nostro io è
così stratificato che ci è impossibile conoscere noi stessi, figurarsi gli
altri. Siamo un puzzle composto di così tanti pezzi e con tanti pezzi mancanti
che è impossibile amare completamente noi stessi, così come è impossibile amare
completamente qualcun altro.
È possibile, però, ed è anzi necessario,
trovare un ordine. È in quell’ordine stabilito che viviamo quotidianamente. Se
viene meno, non possiamo far altro che costruirne uno nuovo.
Da secoli il Carnevale è la festa che celebra
il sovvertimento dell’ordine stabilito. La festa che impazza intorno a Christy
e Jimmy è la rappresentazione fisica del loro terremoto interiore, e il segno
che di quel terremoto, di tanto in tanto, abbiamo bisogno tutti.
Durante il Carnevale non ci sono regole, tutto è concesso, l’ordine è sovvertito. Ci liberiamo dalla maschera che la necessità di trovare un ordine ci impone.
Ma ciò che siamo davvero è sotto la maschera o è la maschera stessa? O non sarà forse che siamo entrambe le cose?
Durante il Carnevale non ci sono regole, tutto è concesso, l’ordine è sovvertito. Ci liberiamo dalla maschera che la necessità di trovare un ordine ci impone.
Ma ciò che siamo davvero è sotto la maschera o è la maschera stessa? O non sarà forse che siamo entrambe le cose?
Dopo un terremoto non si può far altro che
ricostruire, ogni volta, con maggior consapevolezza.
E l’amore, per noi stessi come per gli altri, non è una scelta ma una continua conquista.
E l’amore, per noi stessi come per gli altri, non è una scelta ma una continua conquista.