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lunedì 9 marzo 2015

Crema di zucca gialla napoletana con fagioli di Controne

Credo di averlo già detto o sottinteso un migliaio di volte, ma lo ripeto ancora.
Sono una "terrona", per l'esattezza campana, e per essere ancora più precisi cilentana.
Da qualche anno, però, sono stata amorevolmente adottata dalla Toscana, e come molti migranti d'Italia e del mondo ho sperimentato il sentimento per cui più ci si allontana dalle proprie radici più in un certo senso vi si resta legati.
Ricordo che nei primi mesi a Pisa cercavo, un po' per vergogna un po' per necessità di comunicazione, di mascherare il mio accento marcatamente meridionale. Stavo attenta ad aprire e chiudere le vocali nel modo giusto, a non utilizzare espressioni potenzialmente incomprensibili. Insomma, cercavo di trovare un equilibrio tra la mia identità e la nuova vita che avevo iniziato.
Eppure la ricerca dell'equilibrio, pur non limitandosi all'ambito linguistico, aveva un campo inesplorato: il cibo. Per l'esattezza, i prodotti tipici della mia terra d'origine.
Ebbene sì, perchè se anche non esiterei ad inserire l'apertura mentale in un'ipotetica lista delle mie qualità, quando si tratta di "prodotti campani" mi trasformo in un'intransigente ai limiti del bigottismo. Per chi mi conosce è facile immaginarmi mentre osservo con aria torva le mozzarelle di bufala conservate (orrore degli orrori) nel banco frigo. O, meglio ancora, lo sguardo di sufficienza con cui accolgo la proposta di andare a mangiare una pizza. E da qui al ritrovarsi sbronza alle cinque del mattino per le vie di Praga, intenta a spiegare ad un compagno di viaggio americano che per nessuna ragione al mondo cercherò di salvare il mio stomaco comprando una fetta di pizza dall'unico kebabbaro aperto, il passo è breve. Molto breve :)
Adesso, ci si potrebbe giustamente chiedere cosa c'entrino le mie follie con la ricetta del giorno. Un collegamento c'è, ed ha a che vedere con la riscoperta delle proprie radici. Se infatti inizialmente affermavo la mia identità culinaria rifiutandomi di assaggiare una pizza a nord di Roma, adesso sono entrata nella fase di studio e scoperta dei prodotti delle mie zone. Perchè, per quanto mi farebbe piacere averne una davanti proprio adesso, non c'è mica solo la mozzarella di bufala ;)
Credo di aver annoiato a sufficienza con i miei ricordi sull'infanzia trascorsa nella splendida cornice del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Probabilmente ne sentirete ancora parlare, ma l'accenno di adesso è dovuto al fatto che proprio nel cuore del parco sorge Controne, il paese che è luogo di produzione principale del caratteristico fagiolo bianco presidio Slow Food che utilizzo in questa ricetta. Non amo particolarmente i fagioli, ma faccio un'eccezione per questa particolare varietà, soprattutto se associata alla zucca.


Crema di zucca gialla napoletana con fagioli di Controne

Ingredienti (per 2 porzioni)
500 gr di zucca gialla napoletana (già pulita)
1 cipolla rossa
1 spicchio d'aglio
Brodo vegetale
100 gr di fagioli di Controne
olio extravergine di oliva
sale e pepe

Preparazione
Lasciare i fagioli in ammollo per una notte (o almeno 8-10 ore).  Successivamente poneteli in una pentola con il doppio del volume di acqua e lasciateli cuocere a fiamma moderata per almeno 2 ore e aggiungete il sale solo a fine cottura. 

Tritare finemente la cipolla rossa, pulire e schiacciare l'aglio e metterli a soffriggere in una pentola con olio extravergine di oliva. Aggiungere la zucca pulita e tagliata a cubetti e coprire con il brodo vegetale. Lasciar cuocere a fuoco moderato finchè la zucca non diventa abbastanza morbida da poter essere ridotta in purea schiacciandola con una forchetta. Io preferisco non passarla al mixer perchè la preferisco meno "vellutata", ma se piace si può aggiungere questo passaggio. Ottenuta la crema si possono aggiungere i fagioli, scolati dalla loro acqua di cottura (N.B. Non buttate l'acqua! Se la riscaldate, la versate su delle fette di pane casereccio e aggiungete olio, sale, pepe e qualche fagiolo avrete un ottimo piatto di accompagnamento).
Prima di servire, aggiustate di sale e di pepe e aggiungete un filo di olio extravergine di oliva a crudo.
  

venerdì 6 marzo 2015

L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello - Oliver Sacks

Quello di oggi non è un romanzo, o almeno non lo è nel senso convenzionale del termine.
L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks è, infatti, una raccolta di casi clinici. Dell'autore, celebre neurologo statunitense, si è sentito molto parlare ultimamente, purtroppo per un editoriale apparso sul New York Times nel quale egli ha dichiarato di avere un tumore in fase terminale. Cito uno dei passaggi dell'editoriale che mi hanno maggiormente colpita:
«Non posso fingere di essere senza paura, ma il mio sentimento predominante è la gratitudine. Ho amato e sono stato amato; mi è stato dato molto, e ho dato qualcosa in cambio; ho letto, viaggiato, pensato, scritto. Ho avuto una relazione intensa con il mondo [...] ma sopra ogni altra cosa, sono stato un essere senziente, un animale pensante su questo splendido pianeta: e questo è stato un enorme privilegio e un’immensa avventura».

 Tornando al libro, ho già detto che non è un romanzo in senso convenzionale. Tuttavia, se potessimo liberarci per un momento di questo sentire in modo convenzionale troveremmo che, nella misura in cui ogni romanzo è una storia, L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello racchiude in sè non uno, ma dieci o quindici romanzi.

La riproposizione in forma narrata del caso clinico è una tecnica che risale almeno a Freud ma che, come ci ricorda Sacks stesso all'inizio del suo libro, è stata progressivamente abbandonata con l'affermarsi di una scienza sempre più tecnologica e specializzata. Personalmente ho sempre problemi a valutare la questione della specializzazione: da un lato, infatti, essa ci permette di raggiungere livelli elevatissimi di conoscenza del particolare, dall'altro invece rischia irrimediabilmente di farci perdere la visione d'insieme.
Ed è proprio la visione d'insieme che Sacks cerca di recuperare in questo libro. I suoi casi clinici non sono un elenco di deficit e capacità registrati quantitativamente, ma le storie dei pazienti, la cui persona viene di volta in volta presa in esame nella sua complessità.
L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello è dunque una raccolta di storie, e di storie molto particolari. Credo che il mistero del cervello umano, il suo funzionamento, le sue infinite possibilità e la sua fragilità, sia uno di quei temi in grado di attrarre, senza dubbio in modi diversi, l'interesse e la curiosità di tutti. Trovarmi faccia a faccia (anche se attraverso le pagine di un libro) con alcuni paradossi e, se mi si passa il termine, prodigi della mente umana, ha scatenato in me sentimenti decisaente contrastanti: un misto di paura, spaesamento, meraviglia e consapevolezza che credo di non essere del tutto in grado di descrivere a parole.
"Il cervello è una sfoglia di cipolla" si dice dalle mie parti, riferendosi alla sua estrema fragilità. Leggendo le pagine di Sacks non si può che dar ragione alla saggezza popolare, e constatare tuttavia che c'è di più. La mente umana non è solo "una sfoglia di cipolla", ma uno strumento sorprendentemente, e a volte tragicamente, potente.
Un libro ricco, certamente non facile ma estremamente interessante. Consiglio a tutti di prendersi un momento di pausa e lanciare uno sguardo sulla nostra mente attraverso la finestra aperta dagli intensi racconti psicologici di Sacks. 

lunedì 2 marzo 2015

Mousse al cioccolato e lamponi - "Fast, fresh and easy food" di Lorraine Pascale

Vorrei dedicare questo post ad una storia d'amore particolarmente felice, quella tra le donne e il cioccolato.
Non vorrei che la mia suonasse come un'affermazione sessista. Sono perfettamente consapevole che il cioccolato piaccia molto anche agli uomini, e che fior fior di cioccolatieri (Knam e Young, per citarne due) sono di sesso maschile. Il mio non è un tentativo di scatenare una guerra dei sessi, ma una semplice constatazione.
Sono anni che, seduta nei bar e ristoranti di mezza Europa, osservo il seguente fenomeno: due o più amiche a pranzo/cena/aperitivo insieme, ordinano quasi invariabilmente un'insalata, quasi centellinano le fette di pane, per poi lluminarsi all'arrivo del cameriere che chiede loro se gradiscono un dessert.
E nel novanta per cento dei casi, l'oggetto del desiderio è un dolce al cioccolato. Spesso e volentieri un tortino dal cuore fondente, ma la droga può essere assunta in varie forme ;) Perchè sarà anche vero che i diamanti sono i migliori amici delle donne, ma allora per quanto ne so io è un amante che non delude mai ;)
Quando ho chiesto all'uomo di casa di esprimere un giudizio su questa mousse, mi ha risposto: "Buona! Proprio un dolce al cioccolato da donne..." E anche questa non l'ho presa come un'affermazione sessista, ma ho sorriso soddisfatta, perchè sono proprio d'accordo.

Quindi, visto che tra poco è anche l'8 Marzo, dedico questa ricetta a tutte le mie amiche, vicine e lontane, ognuna di loro una donna unica e straordinaria.
Buona festa della donna a tutte, amiche. E ricordate di conservare sempre del tempo per voi.
Magari anche per una coccola al cioccolato come questa :)

Mousse al cioccolato e lamponi
da Fast, fresh and easy food di Lorraine Pascale

Ingredienti (per quattro porzioni abbondanti)
200 ml di doppia panna (io ho usato quella semplice)
150 gr di cioccolato fondente al 70%
50 gr di cioccolato al latte
3 uova medie freschissime
3 cucchiai di zucchero
50 gr di lamponi freschi

Preparazione
Mettere la panna in una casseruola di medie dimensioni e lasciar riscaldare. Nel frattempo, sminuzzare il cioccolato in piccoli pezzi. Quando la panna inizia a sobollire, toglierla dal fuoco e aggiungere il cioccolato. Non mescolare, ma lasciare che si sciolga lentamente da sola per circa cinque minuti.

Nel frattempo, separare i tuorli dagli albumi e mettere questi ultimi in una ciotola ampia e perfettamente pulita. Montare gli albumi a neve non troppo ferma. Per testare che siano montati al punto giusto, inserire le fruste nel composto e metterle a testa in giù. Se la punta assomiglia al cappello di Noddy (non avevo idea di chi fosse, quindi ho cercato su Google. Per farvi un'idea deve essere così), aggiungete il primo cucchiaio di zucchero e continuate a montare finchè l'albume diventa lucido.


 Poi, continuando a montare, aggiungete il secondo cucchiaio di zucchero. Assicuratevi che l'abume sia ben montato e che tutto lo zucchero si sia sciolto prima di aggiungere l'ultimo cucchiaio di zucchero.

Nel frattempo, controllate il cioccolato. Sembrerà che non sia così, ma a questo punto il cioccolato dovrebbe essersi sciolto, quindi date una bella mescolata. Aggiungete poi i tuorli dell'uovo tenuti da parte e mescolate bene il tutto.

Una volta che gli albumi saranno perfettamente montati, densi e lucidi, versatevi un cucchiaio di cioccolato. In questo modo sarà più facile procedere allo step successivo. A poco a poco, versare tutto il cioccolato negli albumi montati, mescolando gentilmente in modo da mantere il composto arioso.

Distribuire il composto nei bicchieri e aggiungere qualche lampone sulla superficie. Coprire con la pellicola e mettere in frigorifero per almeno mezz'ora (o, se li si vuole mangiare il prima possibile, nel congelatore per 15 minuti).


venerdì 27 febbraio 2015

Mercoledì delle ceneri - Ethan Hawke



Sì, avete letto bene. E no, non è un caso di omonimia.
 L'autore del libro del giorno è proprio l'Ethan Hawke attore di Hollywood. Per chi non lo ricordasse o non avesse idea di chi sia, ha interpretato il ruolo del padre nel recente (e molto bello) Boyhood nonchè, molto tempo fa, quello di uno degli allievi di Robin Williams nello spendido L'attimo fuggente.

Mi è sempre piaciuto Ethan Hawke come attore, impressione confermata di recente dopo averlo visto in Boyhood, ma non avevo assolutamente idea che scrivesse anche romanzi, quindi mi sono subito incuriosita.
Il mio primo pensiero dopo aver visto il libro, infatti, è stato di assicurarmi che fosse proprio lui. E così ho scoperto che Mercoledì delle ceneri non è il primo ma il secondo romanzo di Hawke, già autore di Amore giovane, dal quale è stato peraltro tratto un film da lui diretto.

Subito dopo, però, ho ceduto alla curiosità e ho fatto una cosa che non faccio mai: ho letto la quarta di copertina. Non che io abbia qualcosa contro le copertine: sarebbe una follia, visto che metà dei libri che compro senza saperne nulla vengono scelti sulla base dell'immagine in copertina (i poteri del marketing) e dei giudizi di autorevoli critici appositamente piazzati in bella vista.
Non è tutto questo che mi infastidisce. I libri sono un prodotto e in quanto tale deve essere venduto, utilizzando ogni strategia di marketing che si ritenga opportuna.

L'aspetto che scatena la mia ira funesta (esagerazione retorica, ci tengo a sottolineare), invece, è la presenza in quarta di copertina della sinossi della trama.
Mi rendo conto che si tratta di una posizione decisamente personale, ma prima di iniziare a leggere un libro io non voglio sapere "di cosa parla". Posso accettare un paio di accenni, utili a capire se il genere può interessarmi e se è il caso di procedere con l’acquisto, ma nulla di più.
La mia quarta di copertina ideale deve incuriosire ed interessare il lettore senza mai rivelare troppi dettagli.
Quando leggo, mi piace immergermi nella storia a poco a poco. Mi piace che sia l’autore ad accompagnarmi dove vuole, a mostrarmi i luoghi dove si svolgerà la vicenda e a presentarmi i protagonisti. Voglio entrare in quel mondo parallelo senza pregiudizi e senza aspettative.
Se poi la sinossi, come purtroppo succede per il libro di oggi, oltre a rivelare dettagli che preferirei scoprire da sola, lo fa anche in modo del tutto superficiale e fuorviante, l’effetto finale è ancora peggiore.

Mercoledì delle ceneri è un romanzo tutto incentrato sui suoi due protagonisti, Christy e Jimmy, che si alternano anche nel ruolo di voce narrante. Più si penetra nella loro mente, più si osservano le loro indecisioni, contraddizioni e il loro modo di agire e percepire l’altro, più ci si scopre incapaci di prendere una posizione, di preferire l’uno all’altra, e meno che mai in grado di descriverli attraverso uno stereotipo.
Paradossalmente, invece, è proprio con uno stereotipo che si apre l’ormai tristemente celebre sinossi: “Jimmy è un post-adolescente che si è arruolato nell’esercito per capriccio, e passa il tempo a strafarsi coi commilitoni; Christy è una giovane infermiera con la testa sulle spalle – fin troppo, vista la sua tendenza allo scetticismo e all’ipercritica.” 
Ora, può benissimo darsi che io sia priva di capacità di sintesi e astrazione, ma non mi sembra che queste due frasi rendano giustizia ai personaggi né alla capacità di Ethan Hawke di dipingerli nelle loro numerose e complesse sfumature. Quindi se iniziate questo libro azzerate tutto quello che avete appena letto, e lasciate che sia lo scrittore a presentarvi i suoi due protagonisti.
Perché forse non è poi un caso che i primi due capitoli si intitolino “Ecco a voi James Heartsock” e “Ecco a voi Christy Ann Walker”.
E il tentativo di semplificare le cose mi infastidisce ancor di più perché se c’è una cosa che questo romanzo mostra con grande forza e in modo estremamente vivido è proprio la profonda complessità di ogni essere umano, e di conseguenza di ogni relazione umana.
Il nostro io è così stratificato che ci è impossibile conoscere noi stessi, figurarsi gli altri. Siamo un puzzle composto di così tanti pezzi e con tanti pezzi mancanti che è impossibile amare completamente noi stessi, così come è impossibile amare completamente qualcun altro.
È possibile, però, ed è anzi necessario, trovare un ordine. È in quell’ordine stabilito che viviamo quotidianamente. Se viene meno, non possiamo far altro che costruirne uno nuovo.
Da secoli il Carnevale è la festa che celebra il sovvertimento dell’ordine stabilito. La festa che impazza intorno a Christy e Jimmy è la rappresentazione fisica del loro terremoto interiore, e il segno che di quel terremoto, di tanto in tanto, abbiamo bisogno tutti.
Durante il Carnevale non ci sono regole, tutto è concesso, l’ordine è sovvertito. Ci liberiamo dalla maschera che la necessità di trovare un ordine ci impone.
Ma ciò che siamo davvero è sotto la maschera o è la maschera stessa? O non sarà forse che siamo entrambe le cose?
Dopo un terremoto non si può far altro che ricostruire, ogni volta, con maggior consapevolezza.
E l’amore, per noi stessi come per gli altri, non è una scelta ma una continua conquista.

lunedì 23 febbraio 2015

Piadina con caprino, miele, nocciole e rucola

Cucina e libere interpretazioni. Metterle insieme è la chiave per il successo o la ricetta per un disastro?
Le scuole di pensiero sono diverse. Personalmente, oscillo tra la convinzione di dover seguire pedissequamente ogni ricetta e i tentativi di convincermi che "in fondo non può cambiare molto", quando non ho in casa tutto il necessario e pochissima voglia di uscire per comprarlo.
Sarà che non sono una professionista o che non ho abbastanza esperienza, ma non mi fido molto delle mie interpretazioni in cucina.
Eppure, essendo convinta che la verità sta pur sempre nel mezzo, a volte provo a fare delle variazioni minime, aggiungendo o modificando un ingrediente o creando nuovi abbinamenti. E a volte mi riesce bene, come nel caso della ricetta di oggi (nella quale infatti, tanto per restare in tema, non ho cambiato quasi niente!) :)
Ma a proposito dell'opportunità di effettuare libere interpretazioni ai fornelli, ricordo ancora con massimo divertimento un litigio avuto con mia nonna che tentava di impedirmi con le maniere forti di sfumare il risotto con il vino. Lei, sosteneva, non l'aveva mai fatto nè visto fare... :)
Insomma, va bene fidarsi delle "autorità", ma curiosità e pensiero critico non vanno mai abbandonate.

E dopo essere riuscita a pontificare anche in un post su una "non-ricetta", vengo al dunque.

Piadina con caprino, miele, nocciole e rucola
Libera interpretazione da Fast, fresh and easy food di Lorraine Pascale

Ingredienti
2 piadine
100 gr di caprino morbido
30 gr di nocciole
Miele
Rucola 
Sale, olio e aceto balsamico per condire



Preparazione (per modo di dire)
Tostare le nocciole in padella per qualche minuto e tritarle grossolanamente con un coltello. Condire la rucola con sale, olio e aceto balsamico.
Ungere una padella grande abbastanza da contenere la piadina con pochissimo olio e metterla a cuocere. Spalmare una metà della piadina con il caprino, aggiungere le nocciole tritate e qualche goccia di miele (per la quantità, regolarsi sul gusto personale).
Aggiungere la rucola, piegare a metà e servire ben calda.



venerdì 20 febbraio 2015

Verso la libertà - Arthur Schnitzler

Gli ultimi mesi sono stati intensi, a dir poco.
Un turbinio di decisioni da prendere, scatoloni da riempire e sfide da affrontare. Ci sono stati momenti di sconforto, alcuni dei quali prontamente registrati su questo blog, così giovane e già così pieno di vita e di ricordi.
Poi, però, è arrivato il giorno in cui tutto si è fatto chiaro, e i pezzi del puzzle sono andati magicamente ognuno al proprio posto.
Ed è proprio in momenti simili che non si può fare a meno di guardarsi indietro e chiedersi: "Ma come ho fatto a non capirlo subito? Come è possibile che io abbia dubitato?".

Ma tutto questo dubitare, tentennare, questionare, serve davvero? Certo, aiuta a non prendere decisioni avventate, eppure a volte penso che farei volentieri a meno di questo mio costante esercitare il dubbio e la critica su ogni aspetto della mia vita.
Proprio questo blog è stato testimone di numerosi arrovellamenti, uno dei quali diventa, oggi, particolarmente significativo.

I lettori più fedeli ricorderanno che qualche mese fa avevo recensito l'ultimo romanzo di Corrado Augias, Il lato oscuro del cuore. Il post si chiudeva con un arrovellamento degno del periodo in cui era stato composto: "E poi il finale. Non saprei dire se mi ha lasciato o meno l'amaro in bocca, forse perchè sono ancora in attesa del finale della mia, di storia. Comunque sia, nel leggere di Clara che, confrontatasi con la realtà, "è stata delusa da se stessa", non ho potuto fare a meno di sperare, per me, in un finale diverso. Non resta che aspettare."
Mi correggo: qui più che arrovellarmi stavo abbandonandomi alla deriva, lasciando che il destino facesse il suo corso. Scegliere è più difficile di lasciare che le cose accadano, e io non sono mai stata un'amante delle complicazioni.
Il destino, però, si è voluto divertire. Mi ha accompagnata per un po' perchè mi convincessi di averla fatta franca, ma in realtà non ha fatto altro che riportarmi di peso al bivio che credevo di essere riuscita ad evitare.
E a quel punto una decisione dovevo prenderla davvero, e alla svelta: lo studio o il lavoro, i libri o la vita?
Mentirei se non ammettessi che ho scelto d'istinto, quasi senza capire il perchè. Soltanto adesso mi risulta chiaro che c'è un errore nelle contrapposizioni appena nominate: per me i "libri" non sono mai stati diversi dalla "vita".
Perchè se c'è una cosa che, al di là di ogni pessimismo, dà forma e senso alle nostre attività e ai nostri gesti quotidiani, questa è la passione. Ed è proprio nella misura in cui costituiscono una così sfrenata passione che, per me, i libri sono la vita.
Non tutti i libri, ovviamente. Forse era questo che non avevo ancora ben capito. Un trattato di botanica non dà un senso alle mie giornate, così come la Critica della ragion pura, pur con tutte le sue intuizioni, non produce su di me neppure lontanamente l'estasi intellettuale scatenata anche solo da un'unica pagina dei Buddenbrook.
Forse in fondo con i miei studi filosofici non avevo sbagliato strada, ma solo preso una piccola deviazione ;)

E dopo questo non so fino a che punto comprensibile sproloquio, veniamo al libro del giorno, Verso la libertà di Arthur Schnitzler. Mi sembra anche il momento di spiegare il collegamento tra questo e il libro di Augias, e di conseguenza perchè è stato proprio questo libro ad ispirare lo sproloquio di cui sopra.
Il collegamento è piuttosto facile da spiegare: Schnitzler è, insieme a Freud, uno degli autori più citati nel romanzo di Augias. E già le citazioni lì presenti erano state più che sufficienti perchè restassi affascinata da questo scrittore. In più, qualche settimana prima avevo ricevuto in regalo Verso la libertà, accompagnato da entusiastiche recensioni. Insomma, non restava che mettersi a leggere.
Eppure, un sentimento simile al timore reverenziale mi bloccava. Solo nelle ultime settimane quel timore è stato sostituito da un desiderio incontenibile di leggere, sfogliare, conoscere, pensare, esplorare. E visto il tenore del post avrete forse capito che questo libro potrebbe avere (e sottolineo il condizionale, siamo ancora nella fase work in progress) un certo ruolo nei miei futuri studi.

Se qualcuno è riuscito a resistere fino a questo punto si starà chiedendo come io sia riuscita a trasformare una recensione in un post in cui spiattello, per giunta in modo criptico, una serie di fatti miei.
Mi arrischio a dire che Verso la libertà è, tra quelli recensiti finora, il libro che più di tutti giustifica il mio blaterare su me stessa. Perchè? Perchè Arthur Schnitzler scriveva negli anni in cui la psicanalisi freudiana giungeva alla sua sistematizzazione. Sorprendentemente, era in grado di trovare una forma drammatica o romanzata di ogni intuizione freudiana, e il tutto quasi in contemporanea con il padre della psicanalisi. Pare che Freud fosse così impressionato da questa affinità mentale (e ancor di più dal fatto che Schnitzler sembrava arrivare alle sue stesse conclusioni senza alcuno sforzo) da non aver mai voluto approfondire troppo la conoscenza con lo scrittore.
Come diversi romanzi del Novecento nati nell'epoca della nascita o del primo sviluppo della psicanalisi, anche Verso la libertà è, in un senso preciso, il romanzo di tutti.
Certo, è la storia di Georg e Anna, del loro amore e del loro triste destino. Ma trovo che la trama sia assolutamente irrilevante, perchè la protagonista indiscussa è la mente umana, nella sua complessità, nelle sue innumerevoli sfaccettature e lati oscuri.
Chiunque può ritrovarsi nelle parole dei numerosi personaggi, riconoscersi nei loro gesti e nelle loro inclinazioni, e infine riflettere su di sè.
Proprio questa è la forza di un romanzo prevalentemente dialogato, nel quale si incontrano tipi umani diversissimi e proprio per questo adatti a rappresentare ognuno di noi, nella sua straordinaria e unica complessità.



Mi perdonerete dunque per aver occupato tutto questo spazio, ma se, come ci ricorda questo romanzo, ognuno deve trovare la propria strada "verso la libertà", questo mi è sembrato il momento giusto per condividere la mia storia.
Trovata la strada, si tratta "solo" di percorrerla.
Buon viaggio a tutti, vi lascio con una splendida citazione.

"Non credo, in generale, che questi pellegrinaggi verso la libertà si possano fare in gruppo... perchè le strade che vi conducono non sono tracciate sul terreno, ma dentro di noi. Si tratta soltanto, per ciascuno di noi, di prendere la giusta via interiore.
Per questo è necessario, naturalmente, veder chiaro dentro di sé, far luce sui più intimi recessi del proprio animo. Bisogna avere il coraggio di essere se stessi. Non lasciarsi fuorviare."

lunedì 16 febbraio 2015

Un po' di novità!

Se ho imparato qualcosa negli ultimi mesi è che questo blog sembra avere vita propria. Sembra quasi che si modifichi e si evolva per conto suo, e che il mio contributo sia marginale.
Qualche giorno fa, ad esempio, mi è tornato in mente che nel primo post avevo scritto che, quando possibile, avrei cercato di abbinare le ricette al libro della settimana.
Credo di averlo fatto una sola volta, ma la cosa ancor più incredibile è che avevo completamente dimenticato questo proposito.
Sempre nello stesso post, mi ero ripromessa di testare le ricette dei miei numerossisimi libri di cucina. Promessa anche questa naufragata a causa di un improvviso trasloco che mi ha separata dai miei amati libri e da gran parte dei miei strumenti.
Tutto questo dovrebbe forse insegnarmi a fare meno progetti, invece oggi sono qui con due novità.
La prima è che ho intenzione di cambiare l'ordine di uscita dei post, spostando le "briciole" al lunedì e portando di conseguenza le "pagine" al venerdì. Ho pensato che possa essere più carino chiudere la settimana con un suggerimento di lettura, visto che nel weekend si ha più tempo e si è forse più propensi ad attività rilassanti. Iniziare la settimana con la ricetta, invece, lascia più tempo per permettere di realizzarla.
 Questa prima novità conduce direttamente alla seconda. Dovendo procedere a questo scambio, che inizierà proprio venerdì, avevo bisogno di un post "neutro" da pubblicare oggi.
Ho pensato quindi a una rubrica, che chiamerò proprio "Novità", e che si ispira ad una delle mie attività preferite nei giorni con pochi impegni (e anche in quelli in cui avrei molto altro da fare!).
C'è infatti una sorta di forza magnetica che mi attrae nelle librerie, incurante delle mie possibilità economiche.

La consapevolezza di non poter comprare non mi trattiene affatto dal vagare come ammaliata tra gli scaffali, registrando mentalmente tutte le ultime uscite. Ho pensato allora di trasferire qui il registro mentale frutto delle ultime incursioni in libreria.
Questa rubrica non ha affatto l'ambizione di essere un elenco esaustivo delle ultime uscite (anzi, alcuni dei libri che ho "segnato" sono usciti prima di Natale), ma si baserà (è inevitabile, ma almeno siete avvertiti) sui miei gusti e interessi.

Novità #1
La ballata di Adam Henry - Ian McEwan
A proposito di novità che non lo sono per davvero, nella seconda metà del 2014 è uscito in Italia, edito come sempre da Einaudi, l'ultimo romanzo di McEwan.
Seguo quest'autore da tempo, e ho letto (quasi) tutto fino a Solar (2010), al quale mi sono fermata. Non che mi sia persa molto, visto che tra Solar e quest'ultimo romanzo McEwan ha scritto soltanto un altro libro, intitolato Miele, eppure ho la strana sensazione di essermi persa molto. Sarà che Solar è stato una vera e propria delusione, se confrontato con l'esperienza sublime che è la lettura di Espiazione e con una scrittura che, anche se non sempre convincente, è sempre incredibilmente stimolante.
Quale migliore occasione di un nuovo romanzo, allora, per riconciliarmi (o riconciliarsi?) con questo autore?

Novità #2
Applausi a scena vuota - David Grossman 
Anche Grossman, per quanto mi riguarda, è un autore da alti e bassi. E che alti, sarebbe forse il caso di aggiungere! A un cerbiatto somiglia il mio amore è uno dei libri più belli e commoventi che abbia letto negli ultimi anni, mentre Qualcuno con cui correre, decisamente più "leggero", è un libro che consiglio sempre volentieri anche ai più giovani (va bene già per ragazzi di quindici o sedici anni).
Questo per quanto riguarda "gli alti". Quanto ai "bassi", invece, ammetto di non aver amato molto Che tu sia per me il coltello. E l'esperienza mi ha condizionata negativamente al punto che non ho più letto niente di Grossman. Davanti a questa nuova fatica mi domando se non sia ora di riconciliarmi anche con Grossman :)

Novità #3
Numero Zero - Umberto Eco
Eh, il caro Umberto. Quando voglio leggere qualcosa di scritto in un italiano perfetto prendo in mano un libro (o un saggio, o un articolo) di Eco. Potrei profondermi in infinite lodi sul magistrale utilizzo della virgola ma mi do un contegno, e passo avanti. Perchè se la scrittura è assolutamente perfetta forse qualche problemino nella costruzione delle trame c'è. Il cimitero di Praga, per esempio: a me è piaciuto ma ho sentito più di una persona lamentarsi di averlo trovato noioso. E d'altronde intrecciare una trama con eventi storici estremamente complessi può essere un'operazione poco agevole.
In Numero Zero, ad esempio, si dovrebbero trovare diversi riferimenti alla storia politica, giornalistica, giudiziaria e complottistica italiana, da Tangentopoli a Gladio, passando per la P2 e il terrorismo rosso.
Come sarà andata questa volta?

 Per oggi mi fermo qui (sono pochi, lo so, ma ho un po' di work in progress arretrato), qualcuno li ha letti e può darmi un consiglio?
A venerdì, con le "pagine" vere e proprie,
Rachele